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I Nostri Periodici

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A T T E N Z I O N E

NESSUNO PUO’ COSTRINGERCI A CHIEDERE L’ELEMOSINA PER CONTINUARE LA BATTAGLIA DI LIBERTA’: VOI FATE COME CREDETE; NOI COME POSSIAMO.
LEGAFAX è giunto al quattordicesimo anno di attività: un vero successo, per un periodico senza pubblicità, senza pagine patinate e colorate; solo notizie da conservare.
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Responsabile: Presidente - Bruno Tescari.

LEGAFAX è il periodico mensile pubblicato dalla Lega Arcobaleno, per dare informazioni sia delle leggi concernenti la disabilità appena approvate, sia di quelle in corso di dibattito in Parlamento, sia delle iniziative della Lega stessa, sia altre dall'Europa o da altre Organizzazioni.
LEGAFAX NON contiene articoli (tranne un Editoriale), proprio perchè vuole essere un facile strumento di tempestiva informazione. Esso può; essere utile a singole persone, ad Associazioni, a Comuni ed Istituzioni, che si occupano di problemi sociali e di liberazione dall'handicap.
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- 22 Gennaio 2010 - n 1 (187)

LEGAFAX - ANNO 2009

Anno XIV - 22 gennaio 2010 - n 1 (187) top

Accadde Oggi
. Difensore Civico
. 24 milioni per i servizi di trasporto e per l’integrazione scolastica
. Pensioni, assegni e indennità per il 2010
. Falsi invalidi
Interventi della Lega
. Finanziato il CAUD
Sta per Accadere
. L'albo per badanti e baby sitter
Varie
. «service dog» in aiuto di malati e disabili
. bed & breakfast non accessibili
Dalle Associazioni
. Fish: niente bonus a chi è disabile o povero
. Ministero dell'Istruzione e Consulta

"Editoriale: ONU e SESSO"

Nella scorsa primavera il nostro Parlamento ha ratificato la Convenzione ONU “Tutela dei diritti delle persone con disabilità”, firmata dall’Italia l’anno precedente.
Dal momento della ratifica, la Convenzione è diventata legge dello Stato e quindi è obbligatoria la sua applicazione. Si tratta di tutelare diritti umani, sociali, civili, politici: dall’assistenza all’istruzione, dalla mobilità al lavoro, dall’informazione alla partecipazione alla vita politica.
In particolare, l’art. 2 specifica il concetto di “discriminazione”:“qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo”.
E l’art. 3 enuncia il principio-base della Convenzione: “il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone”.

A prima vista sembra che il ventaglio dei diritti tutelati abbracci l’intera sfera dei Diritti dell’Uomo. Invece, stranamente, manca la tutela del diritto a vivere nella maniera più ampia possibile e liberamente la propria sessualità, cioè il “fare” sesso quale atto realizzatore anche del Diritto alla Felicità sancito dalla Dichiarazione d'Indipendenza Americana del 4 luglio 1776 [«Noi riteniamo [...] che tutti gli uomini sono dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”.
Eppure, gli atti sessuali, come vivificanti del corpo, quale via per gioiosi scambi interpersonali, capaci di renderci più sicuri e forti del proprio ego, sono quelli più richiesti, benché spesso nascosti, dalle persone con disabilità.
Da una ricerca effettuata e pubblicata ( ) risulta non solo la vastità del problema ma anche le grandi difficoltà per risolverlo, sia da parte dei disabili sia da parte dei familiari. Difficoltà che derivano in parte dalle stesse limitazioni fisiche del disabile ma soprattutto dal non sapere come agire da parte del familiare: tabù sociali e religiosi, difficoltà pratiche di intraprendere relazioni, imbarazzo nel chiedere e nell’esaudire, prototipi del sessualmente “bello e sano”, eccessivo pudore nel parlarne ed a volte nel praticarlo da parte dei familiari, timore di futuri abbandoni del/della partner.
Così, le persone con disabilità fisica grave o mentale sono quasi sempre privati di quello che è il diritto umano fondamentale: la realizzazione della sessualità e delle sue pulsioni: una condanna che suona come un ergastolo.
Ma allora, se si tratta del più profondo dei diritti umani, come mai la Convenzione ONU non lo cita? A meno che, forzando un po’ le dichiarazioni, non lo si voglia includere nei concetti generali sopra accennati.
La cosa appare incomprensibile. L’ONU si rivolge a tutti i Paesi del mondo, di qualsiasi organizzazione sociale e di qualsiasi religione si riferiscano i rispettivi cittadini.
Sappiamo che in molti Paesi il “fare sesso” è meno inibito che in altri e là se ne parla e si applica più liberamente e in modo più sano e spontaneo. Quindi, o l’ONU ha scelto di non citare tale diritto per non ottenere spaccature interne – e la mancata firma dello Stato Vaticano per non avere inserito il diritto alla vita “sin dal suo concepimento” la dice lunga – oppure, semplicemente, se ne è dimenticato.
Ma in quest’ultimo caso forse se ne sono dimenticati anche quei rappresentanti dell’associazionismo mondiale dei disabili presente alla elaborazione della Convenzione, che avrebbero così lasciato un vuoto pericoloso nella sfera dei diritti umani.
Il problema persiste ed ogni persona con grave disabilità rimane sola ed in solitudine di fronte ad esso, i familiari rimangono inesperti e molti ancora avviluppati in una “sessualità handicappata”, gli operatori sociali più volenterosi sono frenati da una legislazione che vieta loro di favorire atti così intimi e socialmente vietati.
E così, anziché far vivere il diritto al sesso, si adoperano sotterfugi: si porta il disabile da prostitute o queste alla sua casa, o si organizza una rete di prostitute/i specializzate/i (come in Danimarca, Olanda, Svezia) o si allevia la tensione sessuale del figlio/a masturbandolo/a o, addirittura, con la penetrazione incestuosa.
E lo si fa di nascosto, come cosa proibita ed indecente, così colpevolizzando anche il/la disabile, facendo vivere il sesso come cosa sporca e certamente non gioiosa.
Invece, occorre parlarne con maggiore serenità e coraggio, liberando dall’ergastolo e della tortura a cui condanna non il proprio corpo bensì una cultura sessuofobica che permea di sé la vita di quasi tutti. E farlo non solo per pretendere diritti ma soprattutto in nome dell’essere umano che glorifica ogni pulsione positiva verso un’altra persona al di là delle limitazioni del proprio corpo: si tratta di una battaglia difficilissima e lunga, individuale e collettiva, per una più completa Libertà di tutti e di ciascuno.

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